Recensione del libro-inchiesta "Pandemia. Oltre la notizia"

(20 Gennaio 2010) - Da lontano è uno skifidol mutogeno – che fa impazzire i bambini che giocano al “Piccolo Chimico” -, uno di quei plastichini che trovi nei grandi magazzini o nelle macchinette mangiasoldi dei fast-food di Calcutta e Malibù. Ravvicinato è un mollaccione trombetta psicologicamente instabile, amante delle inoculazioni, mitomane, opportunista, tendenzialmente incline ad incutere timore, un killer seriale dell'immune depressione.
E' il virus diffusore pandemico H1N1, che tanto clamore ha inscenato per far parlare di sé, cinema, televisione, giornali, web, teatro. L'entrata in scena è a colpi di effetti speciali con allarmi mondiali, comunicazioni paradossali, pesanti effetti evocativi, incassi eccezionali, incertezze degli organismi e dei sistemi coinvolti a livello regionale e nazionali.
I due autori di “Pandemia. oltre la notizia” (edito da Officina Trinacria) hanno scelto di scandagliare il fenomeno mediatico documentando ed accompagnando le nostre domande e le nostre paure affrontando, con stile giornalistico, la genesi, la costruzione dell'evento mediatico, il vissuto dell'uomo di strada, la tipizzazione italiana, i contratti con le multinazionali, la propaganda, la responsabilità dei media in quella che si era annunciata come la nuova minaccia dell'umanità.
Il calco da assimilare a tutte le pandemie attuali da territorio o laboratorio(secondo un sospetto potente), la pietra miliare che evoca danzatrici di flamenco, corride turbolente, immagini osè: è la “ Spagnola”, la ”Grande Madre” di tutte le Influenze che con i suoi cinquanta milioni di morti nel mondo, rapinò la brava gente lasciando a terra quella gravia. Camilleri attribuisce a “quella passata di febbre” un brivido selettivo, quasi da campo di sterminio, soprattutto considerati i tempi. Non fu mai notizia: ne è rimasto il ricordo su un canovaccio mnemonico segnato da una natura impietosa, beffarda, crudele. Erano altri tempi, la pandemia, oggi, appartiene e si sostiene nel libro, alla tipologia delle grandi notizie e come evento catastrofico richiede, per il bene di tutti, una capacità di gestione coordinata della comunicazione, anche, se oltre chi informa c'è sempre qualcuno che disinforma: i sofisti del contrario, della contaminazione dialogica che sbarca sul web e ci attacca sulla porta di casa.
Il profilo stragista dell'epidemia mondiale di una malattia quando ci assale può anche essere buonista come la Sars e persino l'Avaria dedita sublimamente alla sterminazione dei volatili e poca attenta a costruirsi una leggenda e rimanere una notizia scadente. Importanti sono – sottolineano Carlo Baiamonte ed Emilio Galbo nel loro duetto a quattro mani - i modi con i quali la notizia viene trattata, s'insinua tra i banchi di scuola (una di queste viene chiusa ufficialmente per disinfestazione: ma gli sms propongono tutt'altra visione), nelle case (con la sigillazione pre-invernale dei bimbi), negli ospedali (accoglienza isolante e ingombrante: solo nei casi di estrema necessità), nelle piazze (odio brutale) attraverso i media tradizionali e quelli digitali. Da una parte vi è il circuito informativo delle testate giornalistiche, dall'altra il caos e gli atteggiamenti antisociali che surriscaldano il virtuale. C'è la voglia di comprendere e di interagire con le istituzioni, domandando ai medici di famiglia, agli amici, a chiunque in ogni modo, per contro ci sono però, anche i complottisti del web, ai quali vegono dedicate molte pagine critiche.
Loro sono la folta schiera di sostenitori dell'informazione non ufficiale che scavano, da soli o in gruppi, per determinare gli elementi falsi di determinato avvenimento o gli aspetti propagandistici di una notizia fornita dagli organi ufficiali. Sono una specie di “vigilantes” pronti a screditare il garante della salute pubblica, che aperto un “Emporio di Vaccini” insegue il passante inoculadogli una storia che all'inizio gli era apparsa vera.
In realtà era una magaria della strega Novartis, avidissima megera svizzera speranzosa che accadesse qualcosa di serio per tirare fuori dalla Borsa code di rana marinate nello squalene.
“Pandemia” non è una narrazione quanto una completa documentazione su quanto fragile sia la giocoleria sanitaria in Italia che ha ideato una campagna di vaccinazione coinvolgendo solo Topo Gigio che gigeggia e bamboleggia a tal punto che non si percepisce l'importanza del messaggio.
La comunicazione mancata, la pessima annata influenzale, la scarsa adesione del personale medico alla vaccinazione, il grave stato di confusione di gravide, anziani, bambini, di tutta la popolazione registrato sul web, sui giornali, sulle cassette postali dagli escavatori Carlo ed Emilio è stato proposto in un pamphlet particolare, un set aperto, un cantiere sulla strada della successione e comprensione di quanto successo, del pericolo corso in tempo reale.
PANDEMIA OLTRE LA NOTIZIA
Odette Miceli
20/01/2010