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L'ARTICOLO 14 DELLA LEGGE 328. FINALMENTE IL TAR, CONDANNANDO UN COMUNE INADEMPIENTE, RIAFFERMA I DIRITTI DEI DISABILI AL 'PROGETTO INDIVIDUALE'
“C'è al mondo una sola cosa peggiore del far parlare di sè: il non parlare di sè”(Oscar Wilde)


(4 Marzo 2010) -  E allora parliamone come ci suggerisce Wilde, perchè le storie sono vere quando sono raccontate bene.

In un Comune cieco, sordo e pure muto seppure non privo di grande vanità, in cui si spende e spande con grande voluttà, vive una persona con grave disabilità che prova a chiedere ciò che non ha (aiuto domestico, assistenza domiciliare, servizio di trasporto, nonché quelli di socializzazione quali Centri Diurni, logopedia, fisioterapia, attività in centri di riabilitazione). Il soggetto in questione comunica e scrive le gravi difficoltà che la famiglia deve affrontare per riassettare un equilibrio seminormale.

Sceglie di scrivere e, in quel momento, “sceglie la sua vita” e non è niente di tranquillo: scegliere è sempre angosciante, non si sa mai cosa può accadere. E' un salto nel buio che genera angoscia quel sentimento che si prova di fronte all'ambivalenza di situazioni che possono esser favorevoli o sfavorevoli. L'angoscia è costitutiva dell'uomo: sta alla necessità come un'equazione d'alta mobilità, muove il cuore in senso dinamico, carica per la battaglia dei diritti negati, scritti e certificati, riscritti e ricertificati, mai ascoltati. E allora la persona pensando di aver descritto alla buona la propria condizione, cerca e trova nello studio legale chi può dare voce al suo male, l'Anffas regionale come committente legale che successivamente trascina il Comune silente in Tribunale. Con successo questa volta.

Ora tutti i cittadini che abbiamo a cuore i diritti dei disabili (perchè non è scontata la partecipazione!) siamo soddisfatti davanti al TAR che pronuncia una prima sentenza “storica”, con la quale si riconosce l'applicazione dell'articolo 14 della L.328/2000 COME UN DIRITTO A TUTTI GLI EFFETTI, CONDANNANDO IL COMUNE DI CATANIA COLPEVOLE DI INCURIA E DI SILENZIO RIGETTO.

L'aticolo14 della 328/00 “LEGGE QUADRO PER LA REALIZZAZIONE DEL SISTEMA INTEGRATO DI INTERVENTI E SERVIZI SOCIALI, infatti, è uno strumento normativo prezioso e fondamentale per le persone con disabilità, oltre ad essere “un diritto previsto per legge” che deve e può essere rivendicato da tutti. Si presta, infatti, in modo rivoluzionario, a determinare la stesura di un definito ed univoco “PROGETTO DI VITA” riguardo alle esigenze personali negli ambiti familiari, sociali e di lavoro. Insomma una sola parola nella filosofia della norma: ”integrazione” che poco ha ispirato le politiche nazionali e affatto quelle regionali siciliane, dove la 328, sia per i disabili, sia per gli altri soggetti fragili rimane una chimera, danno e beffa, spocchia dei governanti che vantano l’autonomia, quella isolana e della politica, mai tranne quella dei cittadini che cercano inclusione sociale e integrazione lavorativa. Le parole hanno un peso e autonomia è una parola pesante, trasversale negli ambiti di attività umana.

Sono passati nove anni da quando il Legislatore Nazionale ha promulgato un rivoluzionario atto normativo sulla disciplina del sistema integrato di interventi e servizi sociali, la legge 328 appunto, le cui finalità in linea di principio sono indubbiamente encomiabili: il sistema degli interventi e dei servizi alla persona non può e non deve essere settoriale (solo sanitario o solo sociale); non può dividersi tra competenze e settori incapaci di dialogare tra di loro e di realizzare un progetto di vita e di sostegno comune a beneficio dell'utente. Il servizio alla persona deve essere integrato e unitario, unico nel profilo e capace di dare risposte ai bisogni di salute e di sostegno dei cittadini. Proprio per garantire una partecipazione attiva e concreta dei cittadini alla vita politica del paese – soprattutto in settori quali i servizi sociali alla persona – la legge 328 dunque, nell'assetto normativo e nello spirito, si sarebbe dovuta caratterizzare per una continua e proficua partecipazione del mondo del terzo settore  alle scelte politiche e sociali  dei territori. Ma tra il pensiero e l'attuazione si è infiltrata la disattenzione, l'inefficienza, la furberia dei funzionari e dei capi di gabinetto, impegnati a promuovere le loro rappresentanze di associazioni e cooperative sociali. Di mezzo tra la teoria e la prassi c'è anche, l'incapacità dell'apparato burocratico di supportare un'idea così rivoluzionaria di cambiamento organizzato dei servizi.

Non c'è infelicità pari ad un'esistenza intrisa di fragilità.

L'INESIGIBILITÀ DEL PROGETTO DI VITA, fino ad ieri, ha costretto la persona con disabilità ad avvitarsi su se stessa costringendola a chiedere un diritto che le istituzioni avrebbero dovuto offrire in maniera partecipata e naturale, strutturato all'interno di un programma globale di azioni volte al contrasto delle forme di discriminazione e di esclusione personale e familiare, interne ed esterne. 

Epocale, geniale superamento di una posizione becera e ultramedioevale. Radicale a  questo punto appare la sentenza del TAR di Catania che ha riconosciuto l'illegittimità del “Silenzio Inadempimento” posto in essere dall'ente locale e del distretto socio sanitario alle diverse richieste avanzate dalla persona con disabilità  di stesura del progetto individualizzato. Si ordina così al Comune indifferente di provvedere entro trenta giorni dalla notifica della sentenza di accogliere tale istanza.

Un grande sogno, una grande realtà.

 

 



Odette Miceli
03/03/2010

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