Un segnale forte quello dato dalla giuria della Columbia University, che quest’anno ha consegnato ben 3 riconoscimenti all’informazione on line e no profit.

(13-4-2010) La prestigiosa giuria, chiamata ogni anno dalla Columbia University per l’assegnazione dei 14 Pulitzer dedicati al giornalismo, ha sempre offerto una guida per capire dove va la professione. Il messaggio di quest’anno sembra essere chiaro: un riconoscimento ufficiale a quelle forme di giornalismo “atipico” che in America stanno diventando delle realtà sempre più consolidate.
Si tratta del giornalismo on line e del giornalismo no profit. La giuria ha premiato per la prima volta un agenzia che vive soltanto online ed è no profit, Propublica, che e’ riuscita a portarsi a casa l’ambito riconoscimento per la stampa investigativa. E’ stata la prima volta anche per un vignettista che pubblica solo on line, Mark Fiore, e la prima volta che un giornale , il Seattle Times, è stato premiato per l’utilizzo di Twitter. Per il resto, dei 14 premi assegnati, 3 sono andati al Times e 4 al Washington Post, nomi altisonanti, che da anni competono sul fronte del giornalismo d’inchiesta.
Propublica ha vinto il premio per l’inchiesta di Sheri Fink, medico prestato al giornalismo che ha indagato sulle morti sospette all’ospedale di New Orleans, dopo l’uragano Katrina. Nata da appena tre anni, Propublica opera con un bonus di 10 milioni di dollari l’anno promessi da una finanziaria. Negli scorsi mesi il Pulitzer ha tenuto d’occhio diverse delle inchieste realizzate dalle agenzie, cosa che dimostra che quella di Fink non rappresenta l’eccezione, ma solo l’apice di un giornalismo serio e impegnato, capace di far luce sugli abusi di potere.
Un aspetto importante, che delinea forse i contorni del futuro dell’informazione, è il fatto che il premio di Propubblica nasce da una collaborazione tra i giornali tradizionali e le nuove realtà editoriale: l’inchiesta di Fink è stata infatti prodotta e pubblicata dal magazine del Times.
Proprio questa potrebbe essere la direzione del giornalismo americano, che attraverso lo sviluppo di nuove sinergie tra old e new media realizza inchieste e informazione di qualità.
In Italia negli ultimi anni il Giornalismo di Inchiesta ha incontrato la letteratura, è avvenuto con il romanzo-reportage Gomorra, anche nel nostro paese le iniziative sul Web sono molte, ma sono enormi le difficoltà a reperire dei finanziamenti. Proprio durante il Primo Festival del Giornalismo di inchiesta, tenutosi a Marsala lo scorso anno, è stata proposta e auspicata la creazione di un Centro per il giornalismo d’inchiesta e di analisi in Italia. Un’iniziativa che, sul modello dei centri sorti negli ultimi anni in Usa e Nord Europa, contribuirebbe ad “innaffiare” il giornalismo di inchiesta con risorse, formazione, assistenza legale,collaborazioni con media grandi e piccoli, partnership con la società civile e sensibilizzazione.
Anna Laura Casano
13/04/2010